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Giusto la fine
del mondo
'Giusto la fine del mondo'' è il secondo...
Giusto la fine del mondo è il secondo dei testi di Jean-Luc Lagarce che, con Luca Ronconi, abbiamo scelto per il Piccolo Teatro. Dire qualcosa di questo testo
significherebbe tradirlo: l’atteggiamento giusto è la totale disponibilità all’ascolto. Occorre lasciarsi invadere dalle parole di Lagarce e dall’impossibilità dei sentimenti
che pure esse potentemente evocano. Nella prosa teatrale di questo autorecolpisce la continua ricerca di una “classicità del linguaggio” pur nella contemporaneità, quasi
contingenza delle “situazioni” delle commedie. Il lavoro che egli compie per scegliere, selezionare e tessere il disegno delle parole, andando a comporre un “ordito
linguistico”, si esprimeva in maniera beffarda nei Pretendenti, creando una gabbia, da entomologo, in cui si gioca il gioco del potere.
Con Giusto la fine del mondo, la parola raggiunge distillazione estrema, affondando nella materia viva di sentimenti impossibili quanto inevitabili.
In una pagina posta a introduzione di un altro suo testo, I Solitari Intempestivi, Lagarce descrive la propria generazione cresciuta “amando canzoni che parlano di
canzoni e film che parlano di cinema… vivendo di ricordi che ci sono stati inculcati” e conclude con amara lucidità: “Non siamo un punto di riferimento per nessuno”.
Lagarce ha saputo con grandissima finezza trasferire sulla pagina scritta, e poi in teatro, la sconcertata consapevolezza della sua generazione di camminare sola, nella notte,
lungo una strada ferrata - come accade a Louis al termine di Giusto la fine del mondo - immersa nella bellezza del mondo circostante, ma incapace di levare quel “grande
grido di gioia” che solo potrebbe segnare una svolta. È una fuga dalla cronaca, dalla famiglia, per trovare rifugio nella scrittura, nel teatro, in relazioni umane liberamente
scelte. In questo Lagarce è stato forse terribilmente anticipatore della frammentazione del nostro presente riuscendo già a leggerlo in una prospettiva classica.